Perché la Corte ha bocciato il Referendum sulla Cannabis?

La Corte Costituzionale ha dichiarato non ammissibile il Referendum sulla Cannabis tracciando una pesante "X" sul termine "democrazia". Ma quali sono le motivazioni di questa decisione? 

Referendum Cannabis

 

“Questa non è una sconfitta nostra e delle centinaia di migliaia di cittadini e cittadine che hanno firmato per la cannabis legale. Quella di oggi è una sconfitta per le Istituzioni che non sono più in grado di comprendere una parte importante di questo Paese! È il fallimento di una Corte che non riesce a garantire agli italiani un diritto costituzionale" scrive Meglio Legale sui social appena ricevuta la sentenza. 

Ora la domanda è: "Quali sono le ragioni che hanno spinto la Corte Costituzionale a muoversi in tale direzione". Cerchiamo di fare chiarezza. 

Rifacendoci alle parole recitate in conferenza stampa dal Presidente della Consulta Giuliano Amato: "Il referendum non era sulla cannabis, ma sulle sostanze stupefacenti. Si faceva riferimento a sostanze che includono papavero, coca, le cosiddette droghe pesanti. E questo era sufficiente a farci violare obblighi internazionali”. Ma è davvero così?

Meglio Legale accusata di irresponsabilità: facciamo chiarezza

La verità sul Referendum Cannabis

La campagna Meglio Legale, non appena la Corte si è espressa a riguardo, è stata vittima di numerose accuse che la ritraevano come complice della disfatta. In particolare le domande, o meglio imputazioni, che gli sono state rivolte sono:

  1. Il quesito poteva essere scritto diversamente
  2. Poteva non essere citato il comma 1 dell'art 73?
  3. Si volevano legalizzare anche le droghe pesanti oltre la cannabis? 

No. La risposta breve a tutte le accuse è un sonoro no. Ma vediamone i motivi ampiamente discussi dalla stessa campagna sui social. 

Il quesito poteva essere scritto diversamente? 

"No, tecnicamente il quesito non poteva essere scritto diversamente" - spiega Antonella Soldo, coordinatrice di Meglio Legale. Perché? Le ragioni di tale affermazione sfociano irrimediabilmente nella seconda accusa fatta. Scopriamole.

Poteva non essere citato il comma 1 dell'art 73?

Referendum Cannabis inammissibile

 

No. "A me pare inconcepibile che i giudici della Corte Costituzionale con i loro assistenti non abbiano letto bene il quesito - spiega Franco Corleone in Conferenza Stampa - il comma 4 dell'art 73 si lega inevitabilmente al comma 1."

Partendo da cosa recita il comma 4 dell'art 73: "Se taluno dei fatti previsti dai commi 1,2,3 riguarda sostanze stupefacenti o psicotrope delle tabelle II e IV (droghe leggere, tra cui la cannabis) si applicano la reclusione dai due a sei anni e la multa dai 5.164 a 77.468". 

"Di conseguenza - conclude - il riferimento alle tabelle II e IV va letto nel comma 4 perché richiama le condotte descritte nel comma 1, tra le quali è compresa proprio la coltivazione."

E ancora: "Se fosse vero quello che ha detto il Presidente Giuliano Amato, ovvero che il comma 1 non tratta della cannabis, dovremmo dire che le imputazioni di trent'anni di persecuzione proibizionista, di processi, di condanne, di decine di migliaia di persone carcerate per detenzione o piccolo spaccio di canapa sono state un abuso, una violenza, un atto contro la legge."

Si volevano legalizzare anche le droghe pesanti? 

"Assolutamente no - spiega Meglio Legale - la parola 'coltivazione', che il quesito puntava a cancellare dalle 17 condotte del comma 1, fa riferimento esclusivamente alla cannabis, in quanto quest'ultima è l'unica pianta consumabile come stupefacente" 

E continua "Il papavero da oppio e la pianta di coca si possono coltivare, ma per essere consumate come stupefacente occorre: 'la produzione, fabbricazione, estrazione e trasformazione', tutte condotte che sarebbero rimaste punite dal comma 1 del art 73"

"La scelta di eliminare il solo termine 'coltiva' dimostra la nostra intenzione di decriminalizzare soltanto la coltivazione della cannabis, lasciando punite le successive fasi necessarie per consumare le altre sostanze come oppio e coca. Questo - conclude - non avrebbe comportato alcuna violazione degli obblighi internazionali"

"Adesso ci prenderemo alcuni giorni per capire come rilanciare al meglio la battaglia per la cannabis legale e vi facciamo una promessa: noi non ci fermeremo neanche questa volta".